‘Dio vuole l’amore, non lo giudica’ ecco perché la Chiesa valdese di Trapani e Marsala ha benedetto una coppia omosessuale

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Testo del Consiglio di Chiesa valdese di Trapani e Marsala pubblicato sul settimanale Riforma del 4 giugno 2010

In data 7 aprile 2010, presso i locali di culto della chiesa valdese di Trapani e Marsala, ha avuto luogo la prima celebrazione di una benedizione omosessuale in una chiesa protestante italiana: ne diamo notizia soltanto adesso poiché abbiamo inteso rispettare la riservatezza richiestaci in merito dalla coppia nonché dalla sua chiesa di appartenenza, che hanno congiuntamente ritenuto di voler prima discutere della questione nell’ambito del proprio Sinodo.

Auspicando che anche il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste decida di dibattere più approfonditamente la questione relativa alla benedizione di coppie omosessuali, fornendo in tal modo alle chiese un orientamento più esplicito al riguardo, intendiamo chiarire quali siano state le motivazioni che ci hanno animate ed animati a svolgere tale celebrazione.

In seno al Consiglio di chiesa è emerso, anzitutto, un consenso unanime circa il fatto che essere stati chiamati a riconoscere piena legittimità in ambito ecclesiale alla convivenza e all’amore tra due persone dello stesso sesso abbia rappresentato una benedizione di Dio.
Affermiamo questo nell’assoluta convinzione del fatto che le parole e la prassi di Gesù, così come esse ci sono testimoniate nei vangeli, non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta che si rivelino improntate all’amore: nell’ambito di questa prospettiva, la distinzione tra eterosessualità ed omosessualità ci appare del tutto marginale ed ininfluente.

Suffraghiamo inoltre questo nostro fermo convincimento con quanto espresso all’interno del documento elaborato dal Gruppo di lavoro sull’omosessualità (Glom): gruppo che, come è chiarito nel preambolo, è stato «nominato (…) dalla Tavola valdese (…) e dal Comitato esecutivo Ucebi (…) il 18 novembre 2000».
Nel suddetto documento, si può leggere che: «La situazione delle nostre chiese è (…) “a metà del guado”, e perciò piuttosto problematica e rischiosa, a motivo della sua indefinitezza,determinata non solo dalla nostra struttura ecclesiale, ma anche dal permanere, al nostro interno, sia di diffidenze moralistiche verso l’omosessualità, sia di timori circa i rischi di divisioni e di scissioni che si corrono (…)».
Coscienti del fatto che la situazione descritta si rivela ancora attuale, ribadiamo la nostra ferma convinzione circa la necessità di celebrare tali benedizioni, onde evitare che l’accoglienza che le nostre chiese hanno a più riprese dichiarata nei confronti delle persone e delle coppie omosessuali si riveli puramente formale.
A tale riguardo riteniamo che l’impegno che ci coinvolge tutte e tutti sotto il profilo strettamente ecclesiastico debba consistere nella celebrazione di benedizioni gay e lesbiche, poiché per tutto ciò che attiene al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali in ambito civile ogni rivendicazione, per quanto giusta e doverosa, ci coinvolge come cittadine e cittadini e non direttamente come chiese.
Sperando di poter finalmente dare concretezza alle parole conclusive del documento, il cui spirito ed il cui contenuto, ribadendoli, intendiamo far nostri: «Le coppie omosessuali, così come quelle eterosessuali, desiderano condividere la loro vita con la persona amata, a tutti i livelli: da quello spirituale a quello materiale, da quello affettivo a quello erotico-sessuale.
Il desiderio di essere riconosciuti come coppia a livello ecclesiale e sociale, oltre a manifestare una volontà di continuità nel progetto di vita, produce l’espansione dell’amore nel mondo».
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