‘Perché ha molto amato’. Il cammino silenzioso delle lesbiche credenti

The-Lovely-Bones-International-Poster-10-12-09-kc Riflessioni di Elisabetta de La Rondine di Torino
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”Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città,saputo che si trovava nella casa del fariseo,venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di Lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato…
Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato” Luca(36-38)(47) .

Il Vangelo prosegue descrivendo il seguito di donne che accompagnavano Gesù e gli apostoli e li assistevano con i loro beni.
In molte occasioni Gesù viola le tradizioni della cultura e religione ebraica e si rivolge alle donne in un modo del tutto nuovo, riconosce la loro grande capacità di amare,di sedersi ai suoi piedi e rimanere ad ascoltarlo come fa Maria, la sorella del suo amico Lazzaro.

Si schiera in loro difesa,non le giudica,nonostante i molti peccati commessi e le invia come messaggere agli apostoli per dir loro che è resuscitato…  e noi donne lesbiche come ci poniamo nei confronti di Cristo?

Sabato scorso io e un’altra ragazza credente come me ce lo chiedevamo.. ci chiedevamo perché nei gruppi di credenti omosessuali la presenza femminile sia così esigua rispetto ai ragazzi e uomini presenti… e anche la partecipazione al blog di Noemi è scarsa… poco dialogo… pochi commenti.
Non credo che ci sia poca fede nelle donne omosessuali, forse c’è troppa paura, troppa timidezza o disperazione…

Spero veramente che ognuna di noi trovi il coraggio di aprirsi, di trovare una comunità, degli amici dove esprimere la grande ricchezza che portiamo dentro.

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9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    …. Forse per la troppa disperazione. Nella mia esperienza di lesbica credente, nel rapportarmi con la Chiesa, finora c’é stata molta disperazione… ossia perdita della speranza di essere accettata per come sono, a meno di non conformarmi alla morale cattolica, o di dimostrare di stare percorrendo un percorso che mi porti alla castità. Ora sono più serena, ma a costo di lasciare tutto quanto era espressione fisica del mio orientamento sessuale. A questa sensazione di maggiore leggerezza, poiché era veramente gravoso il peso che la religione mi faceva sentire quando avevo una relazione omosessuale con una ragazza; si contrappone altresì un senso di tristezza inevitabile. Pensare che la propria vita non possa essere vissuta pienamente, alcuni giorni, mi fa sentire fallita, priva di voglia di vivere. Ma é questo che il Signore vuole da me? Credo che desideri che io nutra ancora la Speranza… come riuscirci rimane ancora un enigma….

  2. lavi ha detto:

    Molto bella e profonda questa riflessione di Elisabetta.un brano su cui meditare.un abbraccio

  3. Anna ha detto:

    E’ vero,le donne omosessuali faticano molto di più degli uomini ad esprimersi,ed in particolare le donne credenti.
    Sarebbe molto interessante capire le motivazioni e collaborare fra di noi,nella mia città nel gruppo di persone credenti che si è creato, ci sono solo 2 donne,per il resto sono tutti uomini.
    Vi lascio con una frase di Giovanni Paolo II “Prendete la vostra vita fra le mani e fatene un capolavoro”

  4. somnia ha detto:

    C’è paura…ma molto spesso non è paura di essere giudicati dagli amici che uno condivide in ambito ecclesiastico. A volte la paura è nei confronti di se stessi. Anche quando si è abituati a pensare in maniera aperta. Anche se uno pensa: “Credo che ognuno sia libero di vivere il contesto di amore in cui sente pienamente realizzata la propria persona”.
    Scoprire (o cominciarsi a interrogare su) la propria omosessualità è un’altra storia, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Perchè la prima reazione è stata non accettarla, anzi è stata imputarla a un disordine affettivo : “Mi sono innamorata di una ragazza perchè ho problemi con i ragazzi”. E’ stato il mio primo pensiero. E quest'”amore” l’ho giudicato, l’ho condannato. La stessa reazione che ebbero i sommi sacerdoti nei confronti del modus operandi di Cristo…la condanna. E quando l’ho confidato mi è stato suggerito di parlare con uno psicologo, tanto per avvalorare la tesi che da sola mi ero imposta e mi stava distruggendo. Ovvero che i miei sentimenti fossero una proiezione, che io non stessi amando.
    Ci ho messo tanto ad accettarlo questo amore. E lo faccio ancora quest’errore, anche se non vorrei.
    Ho molto amato? Mi metto in discussione ogni istante.
    Sperando che seguire l’esempio di Cristo e chiedergli di guidarmi in questo accidentato percorso che è l’amore sia la strada. Per ora si cammina da sole, ma in fondo, per quello che siamo non lo si e’ mai.

    beh scusate lo sfogo off topic. E complimenti per il blog.

  5. Rosa ha detto:

    Una delle prime cose che ho imparato andando nella chiesa valdese è il linguaggio inclusivo. Quello in cui si dice ” fratelli” ma subito dopo, se non prima ” sorelle”, che dice ” uomini” di buona volontà, ma anche ” donne” di buona volontà. Che declina il linguaggio nei due generi: maschile e femminile. Poi c’è stata l’emozione di vedere molte donne che predicavano dal pulpito. Attualmente il ruolo più alto e rappresentativo della chiesa valdese, quello di moderatore, è ricoperto da una donna. Sono state innanzitutto le donne che nel 2007 si sono battute per approvare la mozione in cui la chiesa valdese confessa il peccato dell’omofobia, chiede perdono a lesbiche e omosessuali, invita a promuovere iniziative perchè in ambito laico si arrivi al riconoscimento delle unioni omosessuali. Tutto questo non è stato estraneo alla piena e totale accettazione di me stessa, al mio coming out, al mio vivere alla luce del sole. Sono convinta che dove ci sono donne liberate, a ricoprire ruoli d’importanza, che predicano la Parola di Dio, il cammino verso la nostra identità è più facilitato sia per i gay che per le lesbiche.

  6. elisabetta ha detto:

    grazie per aver aperto il vostro cuore…spero per tutte voi che il cammino verso l’accettazione di voi stesse e la consapevolezza che Dio ci ama per quello che siamo si realizzi sempre più..che le nostre molte colpe saranno perdonate per il nostro tanto amore e questo amore è anche quello che proviamo per la nostra compagna!!vi lascio con un piccolo brano tratto da Il cammino dell’uomo di Martin Buber
    “Invece di tormentarti incessantemente per le colpe commesse, devi applicare la forza d’animo utilizzata per questa autoaccusa all’azione che sei chiamato ad esercitare nel mondo.Non di te stesso ,ma del mondo ti devi preoccupare”
    riavviciniamoci alla preghiera e non stanchiamo mai di chiedere che ci mostri la via che ci chiede di percorrere per la realizzazione del suo Regno qui sulla terra! Buon cammino!!

  7. francisca ha detto:

    Anna, tu scrivi: “le donne omosessuali faticano molto di più degli uomini ad esprimersi,ed in particolare le donne credenti”. E’ vero, secondo me faticano di più ad accettare la propria omosessualità e dovrebbero avere più coraggio di accettarsi. I gruppi di credenti omosessuali esistono nella maggior parte delle città, bisogna farsi forza e avvicinarsi a questi gruppi. Questo è un grande aiuto per accettare la propria omosessualità, perchè ti senti rinosciuta da un gruppo per quello che sei. E’ importante fare questo passo, per è stato molto importante e mi ha aiutato ad essere serena con me stessa.

  8. Loulabelle ha detto:

    Sono triste…non trovo il mio posto nel mondo…

  9. Silvia ha detto:

    Loulabelle, un posto nel mondo tutti ce lo abbiamo… a volte si fatica un po’ per trovarlo, ma ce lo abbiamo… la speranza insita nel nostro credere ci deve dare la forza per farlo e di sentirci, perciò, attori attivi del nostro vissuto… nonostante tutto, nonostante le discriminazioni che sentiamo giornalmente, nonostante il fatto che ci si scontri con una mentalità comune diversa… ma la nostra UNICITA’, la nostra bella UNICITA’, ha un posto particolare in questo mondo…. che se lo si scopre può essere addirittura un privilegio.

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