Il caso Boffo, ovvero il ventre molle della doppia morale

riflessioniRiflessioni di Rosa Salamone del gruppo Varco-Refo di Milano
.

Un mio amico straniero sosteneva che l’Italia è la patria della doppia morale e che la doppia morale viene dalla presenza della chiesa cattolica. Cioè, tu pecchi, ti confessi, si ricomincia daccapo.

Cosa che lo scandalizzava alquanto. Ma che in un certo senso, ammetteva, aveva consentito quel non so che tutto italiano, impastato di tolleranza verso la vita privata di uomini pubblici e non.

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11 Comments Add yours

  1. Lavinia ha detto:

    Cara Rosa,molto bella,chiara e profonda la tua riflessione come tutti i tuoi articoli per Losquardodinoemi.Un abbraccio grande

  2. Luca Zacchi ha detto:

    Un abbraccio Rosa, ho condiviso la tua riflessione su FB.

    Luca

  3. Gianni Geraci ha detto:

    Risposta di Gianni Geraci, un “amico cattolico” di Rosa Salomone.
    Cara Rosa,
    ho letto le riflessioni che hai fatto su un caso, come quello relativo al direttore di Avvenire, su cui mi sono guardato bene dall’intervenire, perchè davvero mi pare che sia in atto un gioco al massacro in cui si vuol far passare l’idea che, avendo tutti degli scheletri negli armadi, sia allora giusto non indignarsi di fronte alla situazione di degrado assoluto in cui sta scadendo la politica italiana.
    Tu però, giustamente, usi il “caso Boffo” per andare al di là della polemica e sollevi un tema davvero importante: quello della visibilità degli omosessuali, in particolare quello della visibilità degli omosessuali osservando che la scelta di alcuni tuoi amici che, “da cattolici adulti”, non parlano della propria omosessualità all’interno della chiesa e alimentano il clima di ipocrisia che la circonda.
    Non so se io possa definirmi un “cattolico adulto”, di certo sono un cattolico che ha deciso di considerare la propria fede qualche cosa di serio e che ha capito che il primo passo del cammino verso la conversione che gli omosessuali credenti sono chiamati a percorrere è quello di abbandonare definitivamente l’ipocrisia di chi, non avendo problemi specifici (penso in particolare a chi rischia di perdere il lavoro), continua a tenere nascosto il proprio orientamento omosessuale. Da cattolico che non sa di essere adulto continuo a parlare della mia omosessualità durante la confessione e, per fare una scelta di condivisione con i tanti omosessuali che vengono mandati via dai confessionale, ho smesso, da tanto tempo, di andare a confessarmi da qualche prete che conosco.
    Il risultato è davvero molto bello e credo che possa aiutarti a capire meglio quella distinzione che, da ex cattolica, dici di non capire, ovvero la distinzione tra peccato e peccatore.
    Di solito, visto che dico di non considerare la mia relazione con Luigi un peccato e che, soprattutto, non ho nessuna intenzione di interromperla, il sacerdote dice, magari a malincuore, che non può assolvermi.
    Io gli rispondo tranquillamente di non preoccuparsi, di stare tranquillo, perchè la confessione (ovvero il sacramento della riconciliazione) non è più, secondo me, un tribunale da cui si esce assolti o condannati, ma è un luogo in cui due peccatori si raccontano la misericordia di Dio, una misericordia che va al di là del formalismo di una formula assolutiva che non ha valore in sè.
    Non lo dico io, cara Rosa, lo dice la teologia cattolica del sacramento della riconciliazione: la materia di questo sacramento non sono le parole del confessore, ma è il riconoscimento della nostra strutturale inadeguatezza di fronte alla chiamata di Dio.
    In questo senso siamo davvero tutti peccatori e, da peccatori, abbiamo un modo solo di vincere il nostro peccato, superare la vergogna e la paura e confessarlo ai nostri fratelli nella fede.
    In questo senso abbiamo davvero bisogno di momenti in cui facciamo esperienza della misericordia di Dio: non si tratta di un problema dei cattolici, in tutte le chiese che vogliono essere cristiane questa misericordia deve essere proclamata.
    In questo senso nessuno potrà mai condannarci in quanto peccatori. L’unico che avrebbe potuto farlo, ovvero Gesù, quando si trova di fronte all’adultera (Gv 8,3-11), le dice: «Nemmeno io ti condanno» e la invita ad andare in pace (con l’espressione «Vai e da ora non peccare più»). E’ bene ricordare che Gesù non approvava l’adulterio, nei vangeli lo condanna più volte, ma di fronte a una donna che rischia di pagare le conseguenze legali del suo gesto, svela ai suoi interlocutori la vera natura misericordiosa di Dio.
    Mia cara Rosa, credo davvero che il cattolicesimo con cui sei venuta in contatto, non ti abbia saputo manifestare il vero volto del Dio di Gesù. Lo credo davvero, perchè ti conosco e so che, se hai cercato in un’altra chiesa quello stesso volto, non l’hai fatto per rifugiarti in un nido caldo, ma l’hai fatto per avere una risposta autentica alla tua ricerca di Dio.
    Ma quello stesso cattolicesimo che a te non ha saputo manifestare il volto di un Dio misericordioso ha saputo dare una risposta precisa a tante altre persone che, come me, hanno scoperto, in una chiesa in cui la paura e l’ipocrisia rendono spesso opaca la luce del messaggio evangelico, i segni efficaci della grazia che da quel messaggio deriva.
    A un certo punto della tua lettera citi un intervento del teologo spagnolo Josè Mantero (Il sacramento del coming out. Liberi di essere) e tocchi il nocciolo della questione: noi omosessuali siamo chiamati a “celebrare” il nostro coming out all’interno della chiesa. E questa celebrazione (come aveva ricordato, quasi vent’anni fa il gesuita statunitense John Mc Neill) costituisce davvero, per gli omosessuali, il ‘sacramento’ di approdo alla maturità nella fede. Perchè il “cristiano adulto” (e quindi anche il “cattolico adulto”) non è quello che nasconde la sua omosessualità nel confessionale, ma è quello che la dichiara e, se il confessore non lo capisce, non si scompone e continua, in coscienza, a partecipare in pienezza alla vita della sua comunità.
    Scusatemi se ho scritto un intervento così lungo.

  4. Rosa ha detto:

    Caro Gianni,

    grazie per la tua risposta, che mi aiuta a comprendere meglio.
    Come hai capito cercavo di alimentare una riflessione sulla doppia morale e sulle sue conseguenze sociali. Per esempio, come l’atto dell’outing da noi in Italia, e non mi riferisco solo all’outing volto a rivelare l’orientamento sessuale di qualcuno, sia un atto spesso senza conseguenze. Sembra non avere destato particolari problemi per esempio la presenza di molti divorziati e conviventi al Family Day. Per non parlare della vita del nostro capo di governo. Di più, come tu ben dici sul caso Boffo, si alimenta quella spirale per cui se tutti sbagliano in realtà nessuno sbaglia. Se io dimostro che hai agito male e poi tu dimostri che anche io l’ho fatto, ecco che le due cattive azioni si autoassolvono a vicenda. Cioè non è più il siamo tutti peccatori, in realtà ciò che si dice è che nessuno lo è. Nessuno si è comportato male. Così in un simile turbinio, anche le parole soffrono di questo doppio moralismo: si dice prostituta in alcuni ambienti, si parla di escort in altri. Oggi si dichiara una cosa, domani un’altra, dopodomani un’altra ancora. E’ davvero divertente sfogliare i giornali al passato, osservando come certi personaggi dichiarino oggi quello che puntualmente viene smentito dalle posizioni dell’altro ieri. E’ una confusione che sfuma, inoltre, il concetto di reato e di peccato. Molte cose per la chiesa cattolica sono “peccato” ma non sono “ reato” in ambito pubblico. Per la chiesa cattolica, e credo per qualunque chiesa dotata di senso cristiano, è un peccato contro l’umanità respingere i clandestini nei barconi misconoscendo ogni loro richiesta di asilo politico. Per le leggi razzistissime di Bossi non lo è affatto. Se la chiesa cattolica adotta il principio di opporsi alle leggi in quanto peccato, è chiaro che Bossi chiederà alla chiesa cattolica di dimostrare in che modo vada la questione dell’emigrazione in casa sua. E’ la solita storia: tu mi dai del peccatore, ma io ti dimostro che anche tu lo sei e che non hai diritto di parlare. Il punto è che c’è una Costituzione. E se la libertà è un diritto che tutti gli esseri umani possono esercitare, non si vede perché le merci debbano viaggiare meglio degli uomini. Ma si può tirare fuori la Costituzione solo quando fa comodo?
    Ora da excattolica, posso dirti di essere tale non tanto semplicemente perché sono diventata protestante, ma perché con gli anni ho visto degenerare quel clima di vera tolleranza, non morale, ma civile che ha consentito alla chiesa cattolica di vivere all’interno della società italiana con uomini e donne illustri, padri e madri che hanno fondato il nostro stato e hanno scritto le più belle leggi sulla convivenza umana. Gente che sapeva distinguere tra peccato e reato.
    Oggi, mi pare, che ciò che sopravvive è una chiesa che dimentica le tue parole sull’amore e che non accoglie quasi più nessuno: separati, divorziati, donne che hanno abortito, omosessuali, suicidi. Non c’è da meravigliarsi se le persone in confessione non ricordano la misericordia divina, come invece tu giustamente la ricordi con parole forti e giuste. E’ una chiesa di monasteri e conventi vuoti, sommersa dalle cose, così come i protagonisti di una commedia di Beckett vengono a poco a poco sepolti da lavatrici e ventilatori.

    Un caro abbraccio

  5. m. ha detto:

    Grazie ad entrambi, Rosa e Gianni, per le vostre pubbliche riflessioni. In qualche modo credo che tocchino il cuore del problema, e il dilemma di questo nostro tempo, in bilico tra passato e futuro, in un presente che molti di noi sentono stretto, mentre tanti altri sentono come comodo rifugio per il proprio egoismo, per continuare a fare impunemente i propri interessi.
    Anche a me il caso Boffo (al di là della vicenda personale sulla quale non entro) ha fatto pensare soprattutto a quanto l’ipocrisia della chiesa la renda fragile ed attaccabile. Mi viene da dire: per fortuna, che così magari si dissolve e dalle sue macerie si potrà ricostruire una modalità di vivere la Fede (e la vita!) in modo più pieno e consono alla Parola!
    E poi, se la chiesa accettasse a pieno titolo tutte le persone, senza alcuna discriminazione, indipendentemente del proprio orientamento sessuale, non rischierebbe di trovarsi in questi frangenti, perché omosessualità o eterosessualità sarebbero solo delle varianti della sessualità umana, tutte degne della Creazione.
    Ma mi viene da pensare anche che ogni crisi è un momento di perdita, di rischio, ma anche di possibilità. Si riuscirà a cogliere queste occasioni come occasioni di crescita per tutti?
    Rosa fa riferimento alle battaglie delle donne per il riconoscimento della propria dignità. Concordo. E penso che uscire allo scoperto è una azione importante da fare. Solo chi ha qualcosa di cui vergognarsi, si tiene nascosto. Ma forse tocca anche a noi etero, amici di omosessuali e lesbiche, uscire allo scoperto, e percorrere assieme questa strada di liberazione e di libertà. Abbiamo molto da guadagnare anche noi etero in questo percorso. Io ne sono convinta.

  6. carlo cappai ha detto:

    è normale in Italia accusare di tutto la chiesa cattolica,come se fuori dell’influsso di tale chiesa non ci fosse la doppia moralià;pensiamo agli USA dove c’è un grandissimo permissimismo sessuale,ma il Presidente( o chi si candida) deve essere casto e puro…non è ridicolo?ma una cosa per me è ASSOLUTAMENTE da chiarire:non ci possono essere MAI DISCRIMINAZIONI per scelte di vita;si possono anche non condividere,ma ci vuole sempre il RISPETTO PIU’ ASSOLUTO…questa,infatti,è la base del vivere civile e DEMOCRATICO e deriva sicuramente e soltanto dal vero spirito del CRISTIANESIMO,che troppo spesso non è stato capito o addirittura è stato tradito,per quanto era ed è ancora VERAMENTE RIVOLUZIONARIO nel rispetto assoluto di ogni persona.Non ci può essere vero AMORE se non c’è RISPETTO
    della libertà,anzi,della PERSONA dell’altro.cordialmente mi unisco a voi.

  7. m. ha detto:

    Caro Carlo Cappai,
    una sola precisazione: l’omosessualità (così come l’eterosessualità) non è una SCELTA di vita. E neppure una malattia, sia chiaro.
    E’ una condizione in cui alcune persone si trovano ad essere, tutto sommato come il colore dei capelli, l’altezza o il colore degli occhi.
    Per il resto, per quanto mi riguarda, le critiche alla chiesa le faccio perchè proprio dalla chiesa mi sarei aspettata un messaggio di amore ed accoglienza, in armonia con il messaggio del Vangelo, e non un atteggiamento di condanna e discriminazione.
    Per il resto, si sa: siamo limitati, in quanto esseri umani, e facilmente sbagliamo, uomini di chiesa compresi.

  8. Gianni Geraci ha detto:

    Don Luigi Serentha, un teologo ambrosiano che purtroppo è morto quando era ancora giovane, era solito dire che: «Se la tua fede non può essere proposta a tutte le persone che incontri, allora non è una fede universale e quindi, non è una fede cattolica». Ogni tanto, alla luce di questa frase di don Luigi Serentha, mi chiedo se la fede che ci propongono i vertici della chiesa di Roma sia davvero una fede “cattolica”. Scrivo questo perché davvero mi sento “cattolico fino al midollo” e, da cattolico, soffro quando mi accorgo che la comunità dei credenti a cui è affidato il compito di essere sacramento di questa universalità, in realtà, diventa un ostacolo che impedisce alle persone di sperimentarla.
    Chi mi conosce sa che, da qualche tempo, sostengo l’urgenza di pregare per la chiesa cattolica. In realtà non faccio altro che ripensare a quello che ha scritto di recente il cardinal Martini che, nel suo libro «Conversazioni notturne da Gerusalemme», dopo aver osservato che la chiesa che vede non è la chiesa che sognava qualche anno fa, dice che sente di dover pregare tanto per questa chiesa.
    Ecco! Io credo che noi si debba pregare tutti per questa povera chiesa cattolica che, inebriata dal potere, sta perdendo il suo tesoro più prezioso, la fedeltà al Vangelo.
    Analogamente dobbiamo pregare per le tante chiese che stanno scivolando lungo la stessa china: ci sono alcune chiese ortodosse che hanno visto nel crollo del comunismo l’occasione per rispolverare anacronistici privilegi; ci sono alcune chiese protestanti, che vedono dappertutto i segni della presenza della bestia dell’apocalisse.
    Il signore vuole sicuramente che in tutte le chiese (con la c minuscola) sussista, per usare un verbo adottato dal Concilio Vaticano II, l’unica Chiesa di Cristo (con la C maiuscola), ma noi dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze perché questa sussistenza non venga travolta dalla sete di potere, dal fanatismo, dall’ipocrisia, dalla mancanza di carità.
    In questo senso credo davvero che sia preziosa la presenza di persone omosessuali visibili in tutte le chiese cristiane.
    In questo senso credo davvero che sia preziosa la profonda solidarietà che si può instaurare tra di noi, al di là delle differenti confessioni a cui apparteniamo.

  9. P.G. CRIS ha detto:

    L’unica vera Chiesa Universale può essere quella Spirituale, cioé quella di chi aderisce allo Spirito di Verità.
    Chi non è dispost* a vivere in Spirito di Verità, automaticamente non ne fa parte! Se si fa una lettura ‘seria’ della vita di Gesù, quella è la strada che Lui ci indica. Non ce ne sono altre. Le ‘altre’ … cioè le mediazioni e i compromessi non sono – che piaccia o no! – vie spirituali.
    La Storia della chiesa cattolica apostolica e romana (queste due ultime connotazioni essendo molto significative della sua ‘genesi’ storica) è carica di contraddizioni, che non possono trovare giustificazione… in un percorso ‘spirituale’
    O si è nella Verità, o non lo si è.
    Una struttura dove albergano gerarchie, ori e allori ha niente a che fare con la Chiesa Spirituale: inutile perdere tempo, prendendoci in giro.
    La verità è semplice e risplende di luce propria – diceva qualcuno! Le mezze misure possono servire alla gestione ‘temporale’ delle vicende umane… allora parliamo di ‘politica’, la Via Spirituale è un’altra cosa!
    Ecco perché penso e sostengo che l’unica Vera Chiesa Spirituale la fa chi e solo chi è dispost* a percorrere la strada della Verità.
    Tutto il resto è illusione e compromesso, infine, perdita di tempo … per chi vuole prendersi in giro o per chi non ha ancora il coraggio di affrontare la propria Verità interiore o per chi – peggio ancora – ne vuol trarre qualche forma di potere … cosa la più comune, purtroppo!
    Ci perdiamo in teorizzazioni e teologie, ma il vivere di Gesù, per chi lo vuol sentire con il Cuore – perché Lui è lì e non altrove! …- il vivere di Gesù è semplice, vero!
    La chiesa cattolica apostolica e ‘romana’ è molto lontana dall’insegnamento del Maestro, che piaccia o no, questa è una grande Verità e non è con le ‘parole’ che possiamo ‘assolvere’ una realtà storica, tuttora perdurante!
    Quando mi chiedono di che religione sei?… rispondo: “spirituale” … se mi chiedono cosa intendo per ‘spirituale’ rispondo: quello che ci ha insegnato Gesù: la Sua Chiesa
    ha un solo nome Amore e Verità (=Spirito Santo).
    Tutto il resto è illusione.

  10. P.G. CRIS ha detto:

    Non ho tempo per pregare per la salvezza della chiesa cattolica apostolica e romana.

    Il tempo è troppo prezioso per pregare la ‘salvezza altrui’ – soprattutto se quell’altrui non desidera proprio la salvezza, ma tutt’altro…

    Il tempo è molto più importante, perché io inizi a purificare me stessa, non dal peccato (definito tale dalla ‘tradizione’ di turno), ma dall’adesione al “falso”, incluso quello che ci propinano come ‘norma’!

    Il tempo è molto più importante, perché io migliori me stessa prima, e, di conseguenza, per poter essere ‘veramente utile’ alla mia comunità spirituale.

    Di conseguenza, condivido molte elaborazioni fatte dall’autrice dell’articolo.

  11. Gianni Geraci ha detto:

    Alcune risposte a P. G. CRIS (almeno mi pare si firmi così).
    Io credo che tu faccia l’errore di contrapporre una chiesa “Spirituale” composta solo da «chi è disposto a percorrere la strada della Verità» alle chiese che, come la chiesa cattolica, «hanno una storia carica di contraddizioni che non possono trovare giustificazioni in un percorso spirituale» (uso il plurale, perché, da persona che ha qualche competenza in storia della chiesa posso assicurarti che quasi tutte le congregazioni cristiane hanno i loro scheletri negli armadi e si sono rese complici di cose di cui nessuno può andare orgoglioso).
    In questa contrapposizione c’è un’idea che, secondo me, è molto pericolosa: che si possa cioè distinguere, di volta in volta, ciò che è buono (tu forse diresti «spirituale») da ciò che buono non è.
    La bontà di una scelta, quasi sempre, non può essere definita apriori: è dai frutti che si riconosce la bontà di una pianta. E se sei anche solo minimamente obiettivo non puoi negare che, nella chiesa cattolica (così come in tante altre chiese cristiane), i frutti buoni sono stati davvero tanti. Naturalmente la stessa obiettività ci deve portare a dire che, accanto ai buoni frutti, le chiese (prima tra tutte la chiesa cattolica), hanno prodotto anche frutti molto dannosi, come l’integralismo, il fondamentalismo, l’ipocrisia, la mancanza di carità, i compromessi con l’ingiustizia etc.
    Davvero è una pretesa pericolosa quella di decidere a priori chi sono i figli delle tenebre e chi sono invece i fgli della luce: il rischio è quello di sostituire i propri parametri di giudizio all’azione dello Spirito che «soffia dove vuole»: anche fuori dalle chiese, ma anche dentro tutte le chiese e quindi, anche dentro la chiesa cattolica.
    Il male e il bene convivono in ciascuno di noi, e il mito del peccato originale, che accompagna il racconto della creazione, credo che ci riveli proprio questa profonda realtà.
    Ecco perché non è mai tempo perso quello che dedichiamo alla preghiera per le realtà che incrociano il nostro cammino. Tra queste realtà c’è anche la Chiesa cattolica, che non è certo fatta di angeli, che compie molti errori, che fa soffrire tanta gente e che, proprio per questo motivo, ha particolarmente bisogno delle nostre preghiere. Analogamente anch’io ho bisogno delle tue preghiere, caro P. G. CRIS. E anche tu hai bisogno delle preghiere di tutti noi.
    Siamo tutti sulla stessa barca. E anche se tu fantastichi di una chiesa Spirituale che sembra non avere più bisogno della salvezza operata da Gesù, io sono ancora convinto che l’esperienza del peccato ci segna tutti e che quella stessa esperienza sia stata trasformata da Dio in una grande occasione di misericordia.
    Una volta ho scritto che senza peccato non ci sarebbe stata redenzione e che, quindi, non ci sarebbe stato il cristianesimo. Ne sono ancora convinto e credo che davvero abbia ragione Sant’Agostino quando scrive: «O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem»
    Rifiutarle significa aderire all’idea che ci sia in Dio

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