Due parole tra donne. Imma e la sua battaglia

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intervisteIntervista di Lavinia Capogna

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Ho intervistato Imma Battaglia, simpatica ed intelligente leader del movimento gay, lesbico, bisex, trans e queer (Glbtq).

Imma é nata a Portici, vicino Napoli, il 28 marzo 1960. Laureata in matematica e campionessa sportiva è stata la presidente del circolo Mario Mieli, il primo circolo omosessuale di Roma nato 25 anni fa. Negli anni 90 ha fondato il circolo Digayproject e il sito Digayproject.org.

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8 Comments Add yours

  1. Vale ha detto:

    Ah, che interessante! E’ la prima volta che entro in un sito di donne lesbiche credenti, certo la visibilità è così importante, se si avesse tutte quel coraggio… non è mica facile i problemi della famiglia, il lavoro, a volte un matrimonio. E poi mi interessa molto capire meglio cosa può essere la fede per una donna lesbica…
    ciao a tutte, Vale

  2. virginia ha detto:

    Un’ intervista molto intelligente mi ha colpito soprattutto questa frase :
    “L’omosessualità non va più considerata un’anomalia rispetto alla normalità, ma semplicemente un’altra condizione dell’essere. La normalità dell’essere omosessuale è una grande conquista.” … e credo che ognuno di noi stia lottando per raggiungere questo obiettivo!
    grazie
    virginia

  3. P.G. CRIS ha detto:

    Il Parlamento europeo è intervenuto più volte chiedendo agli stati membri di legiferare in materia antidiscriminatoria….
    Il 26 settembre 2000 la stessa Assemblea ha approvato, con la maggioranza del 77 per cento, una nuova raccomandazione (n. 1474) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria (oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali).

  4. P.G. CRIS ha detto:

    inserito nell’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea approvata dal Parlamento europeo il 14 novembre 2000 (anche qui la locuzione «orientamento sessuale», che compare nelle altre lingue, è resa in italiano con l’eccentrica traduzione «tendenze sessuali»).
    Le norme qui proposte, oltre a colmare una lacuna che solo a fatica e parzialmente comincia ad essere affrontata dalla giurisprudenza (del tutto disarmata, peraltro, in materia penale), intendono mettere l’Italia al passo con le legislazioni antidiscriminatorie già vigenti da anni, in misura più o meno ampia, in molti Paesi democratici (Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Svezia, Svizzera, Slovenia, Canada, Israele, Sudafrica, numerosi Lander tedeschi e Stati degli USA e dell’Australia).

    Si distingue – per delicatezza di espressione – la legislazione in Svizzera: L’art. 8 della Costituzione federale svizzera, adottata il 18 aprile 1999 sanziona la discriminazione per “stile di vita” (“Lebensform”), perifrasi che include l’orientamento sessuale, e nelle clausole di non discriminazione include l’orientamento sessuale.

    Quindi, cara Virginia, è in Italia che siamo ancora all’età della pietra per quanto riguarda informazione, consapevolezza, educazione civica, termini linguistici…

    Nota per esempio quanto – senza renderci conto – usiamo spesso il genere ‘maschile’ seppur riferendoci a noi stesse come donne: mi permetto di farti notare la frase da te scritta poc’anzi: “credo che ognuno di noi”, se sei donna perché dici ‘ognuno’? Lo usi in senso generale, suppongo, ma stai parlando come donna ad altre donne, comincia a far caso e a dare visibilità anche al tuo ‘genere’.

    Te lo dico, così come fu detto a me alcuni anni fà, non per ‘riprendermi’ , ma perché io prendessi coscienza dell’importanza del ‘nominarsi’. Nominarsi significa trasmettere il messaggio dell’io sono ed esisto con la mia peculiarità di donna, che non può essere continuamente assimilata e ridotta al simbolismo ‘maschile’.

    Questo è anche lavorare per la nostra visibilità, non solo come lesbiche, ma come ‘donne’ in primo luogo.

    In Italia, le resistenze conservatrici sono ancora molte: un paese profondamente ‘condizionato’ da quello che dice la ‘nomenclatura cattolica’. Di questo dobbiamo tenere conto: la battaglia si presenta lunga.

    Saluti, P.G.CRIS di Progetto Naussa – Laboratorio Lesbico di Spiritualità

  5. P.G. CRIS ha detto:

    P.S.
    Per concludere, notate quanta differenza ‘storica’ e qualitativa tra l’espressione adottata nella legislazione svizzera con l’uso del termine ‘lebensform’ = stile di vita (qui includendo anche l’orientamento) e il termine grossolano e svilente, usato nella traduzione italiana di ‘orientamento’ con ‘tendenza sessuale’….

  6. P.G. CRIS ha detto:

    Rimarrò qui per ricordare l’importanza della Riconciliazione tra persone che si ritengano in un percorso spirituale comune, l’importanza del ripristino della fiducia e della stima iniziali e della ripresa del dialogo laddove questo si è interrotto.
    Rimarrò ad aspettare il segno della comprensione.
    Perché la Pace ritorni nei nostri cuori.
    Buona giornata.

  7. virginia ha detto:

    ciao Cris ,
    grazie per la correzione ma il termine “ognuna” mi suona proprio male! forse hai ragione tu.
    Mi dispiace che le tue e-mail riflettano sempre un tono di velata ira e di rimprovero .
    siamo in questo siti per venirci incontro ,non per rimproverarci le une con le altre e poi … penso che sia un sito anche per omosessuali di genere maschile ed ho condotto un discorso generalzzato.
    a presto e buona giornata anche a te

  8. P.G. CRIS ha detto:

    Ciao Virginia,
    penso che ci sia un problema serio nel non potersi guardare in faccia mentre si parla: prima di tutto, e l’ho anche specificato, era un ‘far notare’, non un rimprovero e l’ho specificato anche dopo. Anche a me fu fatto notare, e io non me la presi… forse perché avevo davanti a me la donna mentre me lo diceva.
    Poi, vorrei che tu mi citassi i punti nei quali “le tue e-mail riflettano sempre un tono di velata ira e di rimprovero”: quello che stai dicendo è più pesante della mia semplice osservazione sull’uso, tra l’altro non specificamente ‘tuo’ ma di mezza umanità, che continua ad esprimere se stessa col genere di un altro! Affermazioni serie stai facendo e me le devi motivare, sennò è un attacco e non ‘un venire incontro’, come tu dici. Se non offendo nessuno e nessuna, ritengo di essere libera di esprimermi … non si è obbligate a leggermi.
    Anch’io leggo tante volte cose che mi possono sembrare litanìe e noiose, ma me lo tengo per me, credimi. Se ho delle riflessioni sugli argomenti, le scrivo. C’è qualcosa che non va? Mi devi spiegare cosa. Attendo tua risposta, e sta’ tranquilla che la prossima volta mi limiterò a parlare con chi mi tira in causa, mi scuso già di averlo fatto, senza che ce ne fosse il presupposto, vedo. Non sopporto la gente che giudica senza conoscere le persone da vicino, e si barrica dietro l’anonimato delle mail, dei blog, ecc. Io non so chi tu sia per es., ma io, se parlo mi firmo, e con la responsabilità del lavoro che sto portando avanti con il Progetto Naussa, e non solo a Bari, dove mi si conosce bene, per l’impegno continuo a favore della causa lesbica e ora anche ‘spirituale’: io sono una di quelle che ha fatto le battaglie a viso aperto in tempi ben diversi da quelli che conoscete oggi.
    E se noti la durezza, è che non posso tenermi una tua critica così pesante senza avere nemmeno il riferimento a che.
    Di questo ti chiedo conto pubblicamente, perché pubblica è la tua ‘critica’.

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