La fisica dei quanti e l’amore di cui non si può dire il nome

testimonianzaTestimonianza di Alessandra del gruppo Varco-Refo di Milano

Sulla scia delle millantate “guarigioni” di persone alla cui esperienza omosessuale ne è seguita, per mille diversi motivi, una eterosessuale, mi permetto di condividere anche la mia storia, nella speranza che possa essere utile a chi ha un problema con il proprio orientamento e sta pensando di avvalersi delle cosiddette “terapie riparative”.
Sono una quarantenne che ha vissuto una relazione importante con un uomo, poi una con una donna e successivamente di nuovo una con un uomo.
E poi chissà… la vita potrebbe essere ancora lunga! E allora come la mettiamo? Mi sono “ammalata” innamorandomi di una donna e sono “guarita” innamorandomi di un uomo? O più semplicemente mi sono accorta di essere bisessuale?

 

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  1. m. ha detto:

    Grazie, Alessandra, per la tua serena testimonianza. Credo che, leggendola senza pregiudizi, ci possa aiutare un po’ tutti a capire meglio.
    Due tue affermazioni mi hanno particolarmente colpito.
    Una quando scrivi che in tutti e tre i casi della tua vita ti sei innamorata. E questa, penso, sia una discriminante fondamentale: innamorarsi. E’ una faccenda irrazionale ed involontaria. Per definizione (e soprattutto per esperienza di ognuno di noi) non può essere controllata. Si possono controllare i comportamenti, ma non le emozioni.
    L’altra tua affermazione, che merita una riflessione da parte di tutti, è che la persona bi-orientata, ovvero bi-sessuale, per usare le tue parole: “per molta gente un bisex è ancora più “pervertito” di un gay”.
    Credo ci sia molto da riflettere da parte di tutti. Come se il desiderio potesse essere indirizzato con l’uso della volontà.

    Ma innanzitutto credo che tutto questo ci debba far riflettere sull’innamoramento, su quella misteriosa emozione che ci fa desiderare che un’altra persona sia felice, e che possiamo essere proprio noi a renderla felice.

    Ben diversa dall’uso di un’altra persona a solo scopo voluttuario nostro personale, indipendentemente da ciò che pensa o prova l’altro.

    Non dimenticherò mai gli occhi gioiosi dell’uomo che ho tanto amato, quando mi ha detto che lui era innamorato di un altro uomo, e non di me, donna.
    Ho capito, guardando la sua gioia, che io non avrei mai potuto renderlo così felice.
    Eppure, e non ho alcun dubbio in proposito, noi due ci vogliamo, e ci siamo sempre voluti, un bene immenso.

    Credo sia un davvero Mistero come e perché ci si possa innamorare, e altrettanto misterioso “di chi” possiamo innamorarci, e di chi non riusciamo ad innamorarci, neanche con la più grande buona volontà, e neppure se, con questa persona, ci vogliamo tanto bene lo stesso.

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