Nell’attesa. Quel che resta di Eluana

image Riflessioni di Grazia Maria Mottola tratte dal Corriere della Sera de l’8 febbraio 2009

Il volto sul cuscino, gli occhi grandi e scuri, i denti bianchi, come nelle foto. Quello che resta di Eluana: l’immagine sbiadita della bruna stupenda dalle ciglia allungate dal rimmel e il sorriso che tutte vorrebbero. La malattia l’ha cambiata, ma i lineamenti sono gli stessi. Delicati, più lievi, i suoi tratti hanno ancora qualcosa di bello. È lì, nel suo letto d’ospedale, dove l’ho vista per l’ultima volta lo scorso 11 ottobre. Capelli neri alla nuca, la fronte spaziosa, le guance più chiare del solito. Fa tenerezza.

Eluana sta morendo per emorragia, così dicono i medici. Le suore al capezzale, il padre che la bacia. Di fronte la solita parete tappezzata di foto. Immagini di ogni età, infanzia felice, adolescenza spezzata. Eluana radiosa che volteggia in hula hop, piccola e goffa con le scarpe del padre, seria al timone durante una crociera. Eluana che non c’è più.

Lo ripete papà Beppino, ed è evidente volgendo lo sguardo. Quello che resta di Eluana ora sembra che se ne stia andando. Nel silenzio assoluto, senza una smorfia, senza un lamento. La pelle chiara e distesa, gli occhi profondi che non si fermano mai, la bocca che si apre e si chiude, in un perenne boccheggiare. Nel naso spunta il sondino, ormai parte del corpo.

Qualche giorno dopo, lei si riprende. Ma il viso è sempre lo stesso. Nulla di diverso rispetto allo scorso agosto, quando in un pomeriggio meno afoso degli altri, accompagno Beppino nella clinica di Lecco. Porta un pigiama chiaro e leggero, le braccia lungo il corpo, il volto abbandonato in una ormai immutabile quiete.

Sono le 16, Eluana si sta alimentando. Dalla sacca alla destra del letto scorre ciò che la tiene in vita: 12 ore per nutrirla, altrettante per idratarla. La sua vita negli ultimi 17 anni. Con le giornate scandite dal ritmo del sondino, le passeggiate in carrozzella, la ginnastica tra le mani delle suore. Da “purosangue della libertà”, come ama chiamarla suo padre, a disabile estrema nel buio della coscienza. Pur sempre bella, anche se lei non lo sa.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paola Moretti ha detto:

    Il pensiero è con lei,
    e con suo padre,
    e con sua madre.
    Grazie al vostro coraggio.
    Grazie Eluana.
    La consolazione è la speranza che lei non veda
    l’inciviltà del mondo che è stato suo
    in questi ultimi giorni.
    Buon viaggio dolce Eluana.
    Non ti scorderemo, non potremo, non ci riusciremo.

  2. Rosy ha detto:

    Lasciatele terminare in pace e senza clamore una vita che da 17 anni non è più vita.
    Impedite che si violenti ancora il suo corpo, non è altro che un oltraggio alla dignità umana, quello che ogni giorno avviene a questi poveri corpi vuoti, a questi corpi senza più traccia della vera vita.
    Ai genitori di Eluana va la solidarietà e l’affetto di chi ha vissuto questa esperienza atroce, seppure fortunatamente, solo per 16 mesi. Solo chi ha visto la persona amata ridotta soltanto ad un guscio vuoto che c’è materialmente ma che non c’è più dal momento dell’incidente, sa cosa vuol dire.
    I politici si astengano dallo sputare frasi senza accendere il cervello, e pregassero Dio, se esiste, perchè in certi casi ne dubito fortemente, che non vengano mai a trovarsi in certe situazioni, anche se a volte un pò di giustizia ci vorrebbe proprio.
    Ad Eluana l’augurio più affettuoso di raggiungere il ricongiungimento del suo corpo alla sua anima volata via da tanto tempo, ai suoi genitori l’augurio dei ricordi più dolci della loro creatura, quando è stata viva veramente e la cancellazione della pena infinita e dell’alienazione della propria vita di questi ultimi 17 anni.
    Un abbraccio grande.

  3. gionata ha detto:

    Eluana è morta… è finita la sua sofferenza… ma non lo stridio e il clamore degli sciocchi…

    Un abbraccio alla famiglia di Eluana per il coraggio mostrato in questi duri momenti.

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