Il muro invisibile. Un segreto che è diventato la mia prigione

letteraCi scrive Lalla, risponde Lucia del gruppo Ponti Sospesi di Napoli

Scrive Lalla: “Sono lesbica, sembra che abbia una malattia, sono credente, ho trascorso anni a vergognarmi a tentare di cambiare… della mia famiglia lo sa solo mia fratello e la sua compagna. Non riesco a condividerlo con altri, è triste mi sento di tradire”. Domande concrete, alzi la mano quel gay o quella lesbica che non si sono mai confrontati con questi interrogativi.
Ma gli/ci ricorda Lucia, del gruppo Ponti Sospesi di Napoli, che “la vera risposta, credimi, è l’amore. Dio ci ama così come siamo e ci vuole così come siamo. Punto. Che senso ha cambiare, adeguarsi alla natura altrui per affossare la propria? Che prezzo ha? Serve?
Ma, soprattutto, a chi? Ad aiutare chi discrimina gli omosessuali perchè così “lavorerà” di meno?”.
Forse è giunta l’ora di percorrere un “cammino concreto insieme a donne e uomini come te che possano accoglierti e amarti”.

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5 Comments Add yours

  1. Patti ha detto:

    Cara Lalla
    Vale la pena di cercare la chiarezza e l’autenticita`, ad ogni costo. E` Cristo che ci indica questa strada, propro lui che l’ha pagata molto duramente.
    Cio` che cerchiamo tutti noi e`, alla fine, dare e ricevere amore. Questa e` la nostra vocazione, no? Qui troviamo noi stessi, giusto? Ognuna di noi ha alla spalle una storia dolorosa e spesso molto dura, ma credimi alla fine vale la pena di percorrere questa strada, che in fondo e` l’unica vera per l’uomo. La grande opportunita` della fede e` certamente un fondamentale aiuto nel nostro combattimento quotidiano e una grande sfida per noi omosessuali credenti. Tieni duro e non sentirti sola, perche` non lo sei!

  2. Kia ha detto:

    Ciao!

    Io sono nella stessa situazione di Lalla, se non peggiore, poichè non ho avuto nemmeno il coraggio di istaurare una relazione, anche se ho avuto molte volte la possiilità di farlo.
    Solo che ogni volta la persona con cui voglio costruire qualcosa, non mi ha dato la sicurezza necessaria per laciarmi andare. Nella mia mia vita fino a qualche tempo fà ho vissuto sempre in un ambiente oratorio-parrocchia, poichè fin da quando ero bambina era il luogo in cui i miei mi mandavano senza farsi troppi problemi, ed è anche il luogo in cui ho imparato a fare sport, teatro…insomma a crescere….è anche il luogo dove ho scoperto la mia diversità, e il fatto che in quello stesso luogo convivesse il messaggio cristiano e cattolico con la discriminazione per la gente come me, è il fardello che mi porto sempre addosso. Ciò ha portato alla mia chiusura totale….anche se la mia giovialità non mi frena dal voler conoscere sempre ragazze nuove….solo che come detto prima, se mi apro con qualcuna, sarà la cosa giusta oppure sarà l’inizio della mia fine? Può essere valida anche per me la risposta che ha dato Lucia? Frenquentare un gruppo di credenti ed omosessuali, mi darà coraggio forza e protezione?

    Un abbraccio a tutte

    Kia

  3. sandra ha detto:

    Sono daccordissimo con Lucia. Fino all’esasperazione mi sono chiesta ma che s’intende per “normalità”? possibile che s’intende solo amore tra uomo e donna? perchè la Chiesa non concepisce l’amore sotto altri aspetti? come vorrei “sbattere in faccia” queste domande a chi si sente in diritto e in dovere di sparare a zero contro gli omosessuali (in primis la Chiesa). Ogni giorno prego perchè ognuno sia libero di esprimere il suo amore come meglio sente e verso chi si sente più incline.

  4. fiorenza ha detto:

    ciao, volevo solo dirti, che credo che dentro di noi ognuno sappia la giusta risposta, credo che amare sia il dono più grande che l’uomo ha e che si dimentica di avere.
    avevo 14 anni quando con le lacrime eh stanca di essere l’introversa, silenziosa ragazza ha urlato hai propri genitori ” sono diversa, sono omosessuale” quella sera stessa corsi via di casa senza fiato, non so dove volevo scappare, ma la paura che non mi potessero accettare era enorme ma ancora di più era la paura di non potere amare nessuno eh che nessuno mi potesse amare.
    la prima esperienza l’ Ho avutA 3 anni dopo, c’è voluto tempo per capire che potevo amare anche io, eh che amare è vivere, è non si può vivere a metà.
    Io non sono credente, ma credo che se esiste un dio ci ama per come siamo, con le nostre diversità e particolarità, credo che tutto ciò che respira su questo mondo debba exer accolto, mi disturba molto la parola accettare l’ommosessualità, no, non ci sto, bisogna accoglierla con la semplicità che si accoglie un raggio di sole.
    essere se stessi non crea male altrui e se lo crea il problema non può essere tuo ma solo loro.
    sai io vivo in un paese provinciale piccolo, non immagini quante volte ho dovuto cambiare le gomme del motorino perchè me le tagliavano perchè ero la diversa.
    a scuola ero la diversa, un giorno entrando a scuola qualcuno scrisse su una lavagna il mio nome seguito dalla frase la prima lesbica del liceo che frequentavo.
    la prima amica con cui mi confidai mi fece chiamare dalla madre per farmi dire che non dovevo più frequentare la figlia. per me era solo un amica.
    ma per loro io non ero solo una ragazza.
    la vita ti mette davanti a degli ostacoli e bosogna correre e saltare se si vuole volare, tu questo lo puoi capire solo leggendo il tuo cuore, la tua anima.
    puoi piangere, puoi disperarti, mai mai smettere di lottare, perchè non si sceglie di essere etero o omo e la tua stessa mente, il tuo cuore che ti spingono ad essere ciò che sei.
    c’è chi dice che l’omo sceglie di essere omo, ma non sanno il marasma interiore che causa, la malinconia che come un velo ti accompagna a vita.
    ma è il più bel velo che ci sia, non siamo diversi ne malati, siamo speciali, come lo può essere un anatroccolo nero in mezzo ai bianchi.
    non si può sempre denigrare la divesità, si deve conoscere ed apprezzare.
    i miei genitori lo sanno, dopo le solite domande che si fanno ” cosa ho sbagliato” e le mie ennessime risposte, non avete sbagliato nulla, ma io sono così, hanno capito e accettato, un enorme fortuna. lo so.
    le ragazze con cui sono stata hanno avuto la possibilità di entrare in casa mia come le mie ragazze eh mangiavano con i miei denitori senza sguardi strani ne nulla, solo con tranquillità.
    io questo non lo mai potuto fare. io ero l’amica e ancora più spesso io non esistevo proprio.
    si vive male.
    non essere capiti e ciò che distrugge di più l’uomo, che in modo endemico ha bisogno del confronto, e se non ti viene consetito questo, il dolore è forte.
    ma ciò che ti può salvare è la tua consapevolezza. il tuo amarti e accoglierti, esclusivamente per ciò che sei.
    sarò cinica a dirlo, ma alla resa dei conti, non abbiamo in mano solo noi stessi, teniamo tra le mani solo il nostro essere, non quello degli altri.
    possendendo solo noi stessi realmente, l’unica cosa che si può fare è entrare dentro di se con umiltà, senza paura e abbracciarci da soli completamente. amarci.

    amati. cerca di essere tua fino in fondo, con il cyuore e con la mente.

  5. m. ha detto:

    Ogni volta che leggo, che sento di storie così, mi viene una stretta al cuore, e da etero mi chiedo “dove abbiamo sbagliato? dove stiamo sbagliando noi cosiddetti ‘normali’ ?”
    Sono profondamente convinta che l’amore sia una cosa buona sempre. Se non è buona, non è amore. Che la distinzione, caso mai, non va fatta a seconda dell’oggetto d’amore (di sesso uguale? di sesso diverso?), ma va fatta rispetto alla qualità dell’amore. C’è rispetto? tenerezza? attenzione? impegno serio a condividere la vita? le persone che si amano, si fanno Dono l’una per l’altra? e la qualità del rapporto amoroso non dipende dall’essere etero o omo-orientati.
    Perchè io, donna, mi innamoro di un uomo e non di una donna? e chi lo sa? a me viene così, di sentire attrazione (nel caso) per un uomo, e non per una donna.
    E così ad un omosessuale, gli viene attrazione per uno di sesso uguale al proprio. E l’attrazione è importante nell’amore, nella passione amorosa. Ma non dipende dalla volontà, e neppure da una “scelta”.
    Io sono convinta che moltissimi omosessuali che hanno vissuto con sofferenza l’emergere della consapevolezza del proprio “orientamento”, se avessero potuto scegliere, in questa nostra società omofoba, avrebbero scelto di essere “normali”. Ma l’omosessualità non è una scelta. Come per me, non è una scelta appassionarmi ad un uomo, io che sono una donna etero.

    Così, quando leggo le vostre storie, mi chiedo che cosa potremmo fare noi “normali” (e ci metto un sacco di virgolette alla parola “normali”…), per superare l’omofobia della società.
    Certo, l’omofobia sta dentro molti omosessuali, a causa delle esperienze vissute e dell’educazione repressiva ricevuta. Ma sta anche dentro molti eterosessuali che non conoscono, che non capiscono.
    Superarla per costruire un mondo dove tutti siano figli di Dio con la stessa dignità, è compito di tutti.
    E in questo senso mi chiedo che cosa potrei fare io, perchè nella società in cui vivo si possano superare questi pregiudizi dolorosi.

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