Testimonianza* di Pat O’Donnel tratta da Catholic lesbians, liberamente tradotta da Sara
Pat O’Donnel, è un suora Domenicana che viveva a Tucson (Arizona, Stati Uniti) che ha contribuito a scrivere il libro “Lesbian Nuns: Breaking Silence” (1985) firmando la sua storia con il suo nome completo, non solo per rispetto verso se stessa ma anche per aiutare le tante altre donne che stanno facendo un cammino simile.
Come conseguenza immediata del suo gesto Pat ha perso il suo lavoro di assistente spirituale. Comunque è rimasta a Tucson per continuare il suo lavoro. Attualmente sta cercando di mettersi in proprio come consulente olistica e ha deciso di lasciare il suo ordine religioso. Questa è la testimonianza.

Pubblicato da PatriziaO. in 12 febbraio 2009 alle 14:58
Segnalo che il libro citato è disponibile anche nella traduzione italiana con il titolo ‘Dentro il convento. Le monache rompono il silenzio’ edizioni Pironti, 1992
si puo’ trovare qui:
http://www.librilesbici.it/?autrice=60
ciao, Patrizia
Pubblicato da Lavinia in 29 luglio 2009 alle 10:53
Ho letto ora la bella e profonda testimonianza di Pat.Lei non ha perduto la sua fede e la sua chiesa interiormente ma la chiesa cattolica ha perso molto rifiutando una suora sincera come Pat.Grazie a Patrizia per la sua segnalazione e a Sara che ha tradotto l’articolo.Perché la chiesa cattolica obbliga preti e suore alla negazione di sentimenti e alla sessualità?Se una persona non si innamora e non ha interesse per l’amore fisico va benissimo ma se nasce spontaneo e non come obbligo.Perché la chiesa si occupa tanto di rapporti amorosi e tanto poco di cose spirituali?Pat è una donna lesbica e una donna molto spirituale.Questi due elementi non si escludono al di là dei meschini stereotipi sulle donne lesbiche che tanta gente ha e che magari non ha mai conosciuto una lesbica dichiarata in vita sua.Ciao
Pubblicato da sandra in 8 agosto 2009 alle 13:56
Mi ha colpito in particolare la frase: … forse siete rimaste scottate dalla Chiesa istituzionale… ma non gettate via la vostra spiritualità…” anch’io sono “scottata” dalla Chiesa istituzionale, che ti fa sentire un senso di oppressione!! Io mi sento oppressa dalla Chiesa istituzionale e dalle sue continue pronunce di condanna; ma voglio sperare che ci sono anche tanti bravi sacerdoti e suore (come quella suora americana che faceva catechesi agli omosessuali e che il Papa ha avuto la “brillantissima” -si fa per dire ovviamente!, in senso ironico!- idea di “scomunicarla”) che non condannano l’omosessualità. Oltretutto se Dio fosse come te lo descrive la Chiesa (sempre nel termine istituzionale del senso) preferirei trecentomila volte essere atea!